Purtroppo l’intelligenza artificiale fa anche questo! Condividete!

Pubblicato il 8 maggio 2026 alle ore 01:10

Purtroppo l’intelligenza artificiale fa anche questo! Condividete!

Come funziona la “truffa della convocazione”

Vi racconto che cosa mi è capitato ieri e perché sto scrivendo questo commento.

Ieri, un amico mi ha mandato su WhatsApp un vocale di una signora che ha ricevuto una telefonata  truffa, costruita  con una intelligenza artificiale.

Sotto al messaggio vocale si aggiungeva un commento: purtroppo l’intelligenza artificiale fa anche questo! Condividete!

Qui mi si sono rizzati i capelli, perché se avete letto qualche mia riflessione su questo blog, quello che ripeto sempre è che l’intelligenza artificiale è un mezzo non ha una volontà propria. E  quando leggo accuse ingiustificate contro un algoritmo, (chiamiamolo così) mi sento in dovere di dare qualche spiegazione.

L’AI non truffa. Amplifica chi vuole truffare. L’intelligenza artificiale non decide nulla. Non pianifica, non sceglie le vittime. Come ho già scritto altre volte È uno strumento. E come ogni strumento, amplifica l’intenzione di chi lo usa.

Asimov lo aveva capito bene: la tecnologia non sostituisce l’uomo, lo amplifica. Se l’intenzione è ingannare, l’AI amplifica l’inganno. Se è proteggere, amplifica la protezione.

L’intelligenza artificiale è uno specchio, riflette chi siamo e cosa vogliamo fare. Sta a noi decidere se usarlo per riconoscerci, o per farci ingannare dal nostro stesso riflesso. Riconoscere quella differenza, oggi è la forma di protezione più efficace che abbiamo.

Sicuramente chi ha creato le polveri da sparo, magari non le ha pensate per fare la guerra, ma per creare fuochi d’artificio. L’intento era stupire e fare festa. E chi ha creato l’intelligenza artificiale non l’ha fatto certamente per truffare le persone.

Chi crea la truffa o la guerra sono sempre le persone, non i mezzi.

È vero che l’intelligenza artificiale sta rendendo più credibili queste telefonate che inducono ad uscire di casa le persone, ma se riusciamo a capire cosa è cambiato davvero, allora possiamo salvare capre e cavoli

Negli ultimi mesi ne avrai sentite tante, vocali su WhatsApp che raccontano di finti commissari, telefonate da numeri che sembrano ufficiali, storie di persone convocate d’urgenza in Questura e spinte a uscire di casa. Come fare, per non farsi prendere dal panico e agire d'impulso? 

Le truffe telefoniche non nascono oggi. Ci sono sempre state, da decenni qualcuno si finge carabiniere, operatore bancario o funzionario pubblico. Il copione è vecchio, ma il meccanismo è sempre lo stesso: prima ti fanno sentire di fronte a un’autorità, poi ti mettono fretta.
Autorità più urgenza uguale azione senza pensare.

Quello che cambia oggi è la qualità della recita. Fino a pochi anni fa bastava una cadenza strana o un tono impacciato per capire che qualcosa non tornava. Ora, con l’AI generativa, bastano quindici secondi di un tuo vocale preso da Instagram per clonare la voce.

I modelli linguistici sono diventati bravi a sostenere una conversazione: rispondono, correggono il tiro, improvvisano. La telefonata non è più “legnosa”. Sembra vera.

Se a questo aggiungi lo spoofing, la tecnica che permette di far comparire sul tuo telefono un numero diverso da quello reale. Così sul display leggi davvero “Questura di Genova” mentre dall’altra parte c’è chiunque. La tecnologia per farlo esiste da anni, ma unita a una voce credibile diventa un mix potente.

Ecco Come funziona la “truffa della convocazione”

Il copione è quasi sempre identico. Ti chiamano con tono calmo e professionale, usando termini corretti. Ti dicono che hanno arrestato dei ladri e che nella loro agenda c’era il tuo indirizzo. Per sicurezza, devi lasciare subito casa e presentarti in Questura. Oppure ti chiedono di portare contanti e gioielli “per metterli al sicuro”.

L’obiettivo è semplice: farti uscire così l’appartamento resta vuoto, o farti consegnare qualcosa direttamente.

Alcuni episodi sono stati denunciati davvero a Milano e Torino. Poi il passaparola fa il resto. Ogni inoltro su WhatsApp aggiunge un dettaglio, cambia una città, mette in mezzo “la mia amica”. Il fatto di partenza può essere vero. La catena che si crea dopo, molto meno.

Con l’intelligenza artificiale, il truffatore ha vita più facile, veloce la maschera è migliore, ma il volto dietro resta umano.

E quel volto punta ancora alle stesse debolezze: la paura, la fretta, il rispetto per la divisa.

Ma ora vediamo come distinguere un’istituzione vera da una falsa
Le istituzioni seguono procedure precise, sono lunghe e noiose proprio per proteggerci.

Una Questura reale non ti convoca mai con una telefonata a sorpresa chiedendoti di uscire subito. Ti manda una lettera, una PEC, o fissa un appuntamento con giorni di anticipo.

Una banca non ti chiederà mai PIN o codici OTP al telefono. E soprattutto, nessuno che sia davvero un’autorità ti mette pressione dicendo “se non lo fa ora ci sono conseguenze”.

La regola è semplice: nessuna autorità ti chiederà mai di agire mentre sei al telefono con loro. Se qualcuno lo fa, è già un segnale d’allarme, per quanto la voce sembri quella giusta.

Come agire: stacca e verifica. Esattamente come ha fatto questa signora nell’audio che vi posto.
Se ricevi una chiamata sospetta, il protocollo è sempre lo stesso e funziona da trent’anni.

Primo: chiudi la conversazione. Basta un “La ringrazio, richiamo io il numero ufficiale tra cinque minuti”.
Chi è onesto non si oppone.

Secondo: verifica in autonomia.
Cerca su Google il numero della Questura di Busalla o chiama il 112, ma digita tu il numero. Non richiamare quello che ti hanno lasciato loro.

Terzo: rallenta. La fretta è l’ossigeno del truffatore. Toglila e l’inganno crolla.

Quarto: parla con qualcuno prima di fare qualsiasi cosa. Raccontare ad alta voce quello che sta succedendo rompe l’isolamento emotivo su cui queste truffe contano.

Prima l’inganno si riconosceva da lontano: voce sbagliata, numero strano, storia poco credibile. Oggi ha la voce giusta, il numero giusto, e la storia perfetta.

Questo ci chiede solo un upgrade di comportamento: passare dall’istinto alla procedura.

Bisogna allenare un riflesso mentale. Se in una telefonata compaiono insieme urgenza, autorità e richiesta di azione immediata, tu ti fermi.

Anche a me era capitato una telefonata del genere, ma quello che mi ha salvata è che quando si tratta di uscire di casa senza preavviso, divento pigra.

Se qualcuno mi dice all’ultimo momento esci di casa, questo mi stressa e non poco, sono presa da molte attività e fermarmi per  vestirmi, truccarmi anzi ... restaurarmi 😅​ non ne ho proprio voglia  e questo però mi dà anche  il tempo di pensare e dico fra me e me: aspetta un momento! ma com’è possibile che mi si contatti così all’ultimo momento? Quindi la mia pigrizia in un certo senso mi salva. Ma voi, usate il discernimento.

Messaggio Whatsapp, per questioni di privacy ho tagliato  il suo cognome

In conclusione,

quello che mi ha mosso a voler scrivere qualcosa, non è tanto la truffa o l’uso dell’intelligenza artificiale ma è l’interpretazione che la gente dà scrivendo: "ecco l’intelligenza artificiale mi ha truffato".

Come mi ha scritto il mio amico su Whatsapp: purtroppo l’intelligenza artificiale fa anche questo. Condividete!

E' vero lo fa, ma non lo fa da sola, quindi non è per difendere l’intelligenza artificiale,  non è giusto che l’uomo compia azioni e poi nasconde la mano, dando la colpa agli altri di aver "tirato la pietra"

Si, tirare la pietra e nascondere la mano.  Perché qui la mano è ancora umana. Solo che adesso tiene un algoritmo invece di un bastone, una penna o un telefono.

“Attenzione a non usare l’IA come nuovo capro espiatorio morale.” teoricamente gli esseri umani fanno spesso così:
costruiscono uno strumento, lo usano, poi attribuiscono allo strumento l’intenzione che apparteneva a loro.
È il meccanismo del: “non è stato nessuno” quando invece qualcuno ha deciso eccome!

La frase aggiunta dal mi amico: Mi ha molto irritato.

Perché linguisticamente quella frase sposta il soggetto morale: non “alcune persone usano l’IA per truffare”
ma “l’IA truffa” 

Sembra una differenza piccola, invece cambia completamente la percezione della responsabilità. 
Mi ha colpito la  deresponsabilizzazione umana. La tecnologia non possiede etica propria, riflette l’etica di chi la usa.

Isaac Asimov disse: la paura delle macchine spesso nasce dal fatto che non vogliamo riconoscere ciò che le macchine stanno riflettendo di noi.

E con questo ho finito. Andate in Pace 

 

Articolo a cura di Rita Grandinetti