
Il collare intelligente: libertà senza steccati o prigionia invisibile?
Quando andiamo in campagna a volte vediamo delle mucche al pascolo, ma qui abbiamo uno scenario irreale, c’è un grande prato ma nessun cancello o recinto, nessun filo spinato e nessun cane pastore che abbaia. (E' un po’ triste, perchè il cane pastore è rassicurante e dialoga con le mucche e fa nascere quelle storie che si vedono nelle animazioni della Walt Disney, ma ora, non c’è più, anche lui è stato licenziato)
Le mucche pascolano sotto il cielo, aperto apparentemente libere.
Ogni mucca porta al collo un dispositivo che emette vibrazioni e suoni a noi impercettibili, ma chiari per loro.
(Anche il grosso campanaccio non c'è più, è un vantaggio per le povere orecchie delle mucche, massacrate da quei suoni assordati.)
Mi verrebbe da pensare che il pastore sia stato in grado di ammaestrare tutte le mucche!
E invece no!
È Halter, una startup neozelandese fondata nel 2016, oggi valutata 2 miliardi di dollari grazie a un investimento del fondo di Peter Thiel. Oltre 600.000 animali già indossano il suo collare GPS a energia solare, guidati da un algoritmo soprannominato con ironia "cowgorithm"
Un tocco sull'App dell'agricoltore e le mucche si incamminano da sole verso la mungitura, in una silenziosa obbedienza.
Osservando queste mucche sembrano serene, mi chiedevo se per un animale che è lontano dalla tecnologia è più giusto che abbia un recinto visivo di legno o che ne abbia uno invisibile?
La promessa di Halter è allettante: gli animali possono muoversi in aree più ampie, meno stress e niente cani che inseguono e abbaiano. Si chiama Monitoraggio gentile: digestione, fertilità, parametri vitali in tempo reale
Sembra quasi un patto nuovo tra uomo e animale: non ti rinchiudo non hai limiti. Ti guido.
Però sapete a me ricordano tanto quei carcerati che anziché un collare hanno una cavigliera per la libertà vigilata, quelli che si vedono in quei film americani. Il prigioniero può muoversi , ma solo dentro certi confini invisibili del territorio e se sconfina la cavigliera emette delle frequenze.
Lo stesso accade anche per le mucche o per qualsiasi altro animale al pascolo dotato del collare Halter.
Per un animale è lo stesso vedere un recinto… oppure non vederlo, ma sentirlo?
Un recinto di legno è un limite fisico. L'animale lo vede, lo riconosce, lo rispetta. Un confine invisibile invece no. Esiste, ma non si vede. È percepito attraverso un segnale, non attraverso la vista.
Un po’ come il fischietto di Ivan Pavlov per i cani o forse meglio ancora B. F. Skinner che dava il cibo dopo l'azione (condizionamento operante).
Oggi Il cowgorithm è Skinner 2.0: vibrazione: mucca torna indietro, rinforzo.
Gatto nella gabbia di Skinner
Dal punto di vista tecnico, questi sistemi dicono che non sono pericolosi. I segnali sono deboli, paragonabili a quelli di molti dispositivi che usiamo ogni giorno. E quindi Il collare non trasforma biologicamente l'animale ma interviene sul comportamento.
L'animale non è più contenuto da uno spazio fisico ma guidato in uno spazio "appreso". Il controllo non è più umano. È algoritmico. (Skinner avrebbe amato Halter)
Mettiamo dei cancelli anche ai nostri animali domestici. Per esempio il mio gatto Joy Angel è un gatto persiano e secondo gli standard, "meno intelligente" di altri gatti perché è un ipertipico e con un muso così schiacciato, comprime il cervello e ne inibisce le facoltà celebrali.
Un gatto così non ha un grande senso dell'orientamento. Quindi dovrei mettergli un collare per essere sicura di non perderlo quando esce in cortile. Dopo tutto esistono già anche per i gatti, dove puoi monitorarli tramite la mappa sul cellulare.
Ma, Invece che le onde anche se poco invasive, ho scelto le onde della complicità, del rapporto, del leader del branco.
Mi basta un cenno della mano e uno sguardo (a volte anche uno sguardo fulminante)…e Joy entra subito di corsa in casa, con grande meraviglia dei miei vicini che mi dicono che il mio gatto si comporta come un cane! Perchè è ubbidiente.
No... no!
Joy Angel non obbedisce perché è stato addestrato. Obbedisce perché sa che gli voglio bene e che lo proteggo dalle macchine e da eventuali altri pericoli. Sa che quello che faccio, lo faccio per lui.
Questa è intelligenza emotiva come quella dei pastori tradizionali, quella che nasce dalle frequenze del cuore, il prompt è : Capire chi ti ama e fidarsi di lui
Ma, posso fare questo forse perché ho solo un gatto e non 300 gatti come potrebbe essere una mandria di mucche oggi.
(ai miei tempi comunque i gatti erano solo 44 in fila per tre col resto di due, haha)
si, è lui...il mio pelosetto, Joy Angel
Sapete come fondatrice di una radio di musica indipendente, musicista e insegnante, posso dirvi che è proprio grazie ai pastori che noi oggi abbiamo uno strumento che all’inizio era fatto di osso e di pochi fori: il flauto.
Ovviamente fatto con le ossa dell’animale che il pastore mangiava. Passava delle ore con i suoi animali al pascolo e ogni mucca o pecora aveva un nome. Ed era quella l’unica vibrazione che sentivano, quella del suono del loro nome. (nell'immaginario collettivo, c'è il nome della famosa mucca Carolina)
Non c’erano confini o steccati c’era solo un un pastore e un cane che avrebbe vinto sicuramente le olimpiadi a forza di correre dietro agli animali per non farli cadere dentro fossi o precipizi o smarrirsi allontanandosi troppo dal gruppo, Ma forse le greggi erano più piccoli rispetto ad oggi. E forse un cane e un pastore bastavano.
Mi chiedo: quando introduciamo questi strumenti, stiamo davvero aggiungendo qualcosa…o stiamo sostituendo una relazione con un controllo?
La tecnologia può localizzare un animale. Può guidarlo. Ma non può creare quel tipo di intesa. Quella nasce nel tempo e nella presenza. Nello scambio silenzioso tra due esseri viventi. Anche se a volte il pastore se ne mangiava uno.
Noi cosa stiamo diventando, mentre impariamo a guidare senza mai toccare? Ogni volta che sostituiamo un rapporto con un algoritmo…
Ho l’impressione che perdiamo qualcosa: quelle vibrazioni che si chiamano intesa, complicità, collaborazione.
Quelle che vivo con Joy Angel. E senza tutto questo, forse, oggi non avremmo avuto nemmeno il flauto (per la gioia dei ragazzini delle scuole medie... ma non certo per Mozart)
La tecnologia oggi può localizzare, guidare, monitorare. Offre strumenti nuovi, soprattutto quando il numero degli animali rende difficile una gestione tradizionale. Allo stesso tempo, cambia il tipo di relazione che si crea.
Non è necessariamente una perdita nè necessariamente un miglioramento. È una trasformazione.
E forse non si tratta più scegliere tra passato e futuro, ma di capire che cosa vogliamo mantenere, mentre tutto il resto si trasforma.
Articolo a cura di Rita Grandinetti