Chi ha diritto a un po' più di tempo?

Pubblicato il 9 gennaio 2026 alle ore 17:02

Nel traffico del Torinese, da qualche giorno, c’è un dettaglio nuovo: un adesivo a forma di quadrifoglio, colorato e discreto, applicato sul lunotto di alcune auto. Non è pubblicità. Non è moda.
È un segnale gentile: “Alla guida c’è una persona over 70. Abbi pazienza

L’iniziativa arriva dal Comune di Nichelino, dove gli assessorati alla Terza Età e alla Sicurezza Urbana hanno lanciato il progetto “Over 70 alla guida: rispetto e prudenza”, ispirandosi al Koreisha mark giapponese, simbolo obbligatorio da oltre trent’anni per i guidatori anziani in Giappone.

Ma non è solo una questione di sicurezza stradale.
È una dichiarazione di umanità in un mondo che sembra aver dimenticato il valore del tempo condiviso. 

Il marchio Kōreisha marchio di automobile per anziani è un segno legale istituito nella la legge sulla circolazione stradale del Giappone per indicare "persona anziana al volante". Il suo nome ufficiale è "segno del conducente invecchiato

La legge stabilisce che quando una persona di età pari o superiore a 70 anni guida un'auto e la sua età avanzata può influire sulla guida,

 

Il marchio Kōreisha marchio di automobile per anziani

 deve assicurarsi di esporre questo marchio sia sulla parte anteriore che su quella posteriore dell'auto. I conducenti di età pari o superiore a 75 anni sono obbligati a esporre il marchio.

(Wikipedia)

 

Marchio Koreisha, da febbraio 2011

Marchio Koreisha, da febbraio 2011

In un’epoca in cui tutto corre, i download, le notifiche, le decisioni, perfino i pensieri chiedere un attimo in più è diventato un atto di coraggio.

Pensa a quanti gesti quotidiani richiedono pazienza:
- un nonno che prova a usare un’app per la prima volta,
- una signora che fatica con il bancomat al supermercato mentre la fila cresce,
- un anziano che attraversa lentamente sulle strisce, ignorando lo sguardo impaziente di chi aspetta in macchina.

Spesso, la fretta degli altri trasforma la lentezza in colpa. Ma non è così.
La lentezza non è incompetenza.
È esperienza che cammina con attenzione.

Eppure, nella cultura contemporanea, siamo abituati a leggere la velocità come efficienza e la pausa come fallimento.
Così, chi ha bisogno di più tempo finisce per nascondersi, per non “disturbare”.

Marchio Koreisha, da febbraio 2011

Marchio Koreisha, adesivo su auto

Marchio del principiante o marchio wakaba ( ufficialmente marchio del germoglio) Cartello per conducenti principianti  è un simbolo a forma di V verde acqua e giallo che i conducenti principianti in Giappone devono esporre nei punti designati nella parte anteriore e posteriore delle loro auto per un anno dopo aver ottenuto una  patente di guida standard  (Wikipedia)

marchio wakaba ( ufficialmente marchio del germoglio) Cartello per conducenti principianti 

L’adesivo di Nichelino non dice “sono fragile”. Dice: “Mi vedi?” Ed è qui che l’iniziativa smette di essere locale e diventa un invito collettivo.  

Per capire davvero il senso di questa scelta, basta guardare al Giappone, dove il Koreisha mark (“marchio per gli anziani”) esiste dal 1997 ed è obbligatorio per chi ha più di 75 anni (consigliato già dai 70). Ma non è solo una norma tecnica:

è l’espressione di una cultura della cura collettiva.

In Giappone, la strada non è vista solo come spazio di transito, ma come ambiente sociale condiviso. Il Koreisha mark non stigmatizza: protegge e integra. Gli altri conducenti sanno che devono mantenere distanza, evitare sorpassi improvvisi,

e soprattutto non interpretare la cautela come incertezza, ma come rispetto per la vita.

C’è una parola giapponese che racchiude questo spirito: “omoiyari”  l’empatia attiva, la capacità di anticipare i bisogni dell’altro senza che li chieda. Il Koreisha mark funziona perché nasce da questa mentalità: non si aspetta che l’anziano si adatti al traffico, ma che il traffico si adatti a lui.

Anziano alla guida - disegno

La vera sicurezza non sta solo nei controlli o nelle multe, sta nella cultura della strada, fisica e metaforica. 

Costruire strade (e società) per tutti

Una città inclusiva non è quella con più semafori intelligenti, ma quella dove nessuno si vergogna di andare piano.
Dove un anziano può guidare senza sentirsi un intralcio. Dove un giovane sa che rallentare non è perdere tempo, ma prendersi cura.

E forse, un giorno, questo spirito potrebbe espandersi oltre l’auto:
- negli uffici, dove si accetta che non tutti rispondano in due minuti,
- nelle scuole, dove si insegna che il silenzio non è vuoto, ma spazio per pensare, perfino online, dove si smette di bombardare di messaggi chi non risponde subito.


E se il vero progresso fosse semplicemente… pazienza? Alla fine, il quadrifoglio non è un adesivo. È uno specchio.
Ci chiede: "Sei capace di vedere l’altro non come un ostacolo, ma come una persona?"

E se la risposta è sì, allora non importa se guidi una Fiat Panda o un’auto elettrica, se hai 25 o 85 anni.
Perché la strada, come la vita non è una gara. È un luogo che condividiamo. E a volte, basta un piccolo segno per ricordarci che nessuno deve correre da solo.

 

 a cura di Rita Grandinetti